mercoledì 5 marzo 2008

The Trap, ovvero come usare il frullatore per preparare un'ottima torta di libertà.

Ho finito da poco i sottotitoli di The Trap di Adam Curtis, disponibili da questa pagina di The SubDocu Project insieme alla breve recensione che trovate anche qui sotto. Chi vuole partecipare sottotitolando qualcosa può inviare una mail a subdocu/AT/gianlucarossetti.org, oppure lasciare un commento in questo post.

The Trap è il più recente documentario diretto da Adam Curtis per l
a televisione pubblica britannica, mandato in onda in prima serata da BBC2 nel marzo 2007. Il tema della libertà, del libero mercato, della crisi della politica e delle fine delle divisioni fra destra e sinistra farebbero
pensare a un doc
umentario politico, ma è difficile appiccicargli questa etichetta. The Trap infatti indaga sui presupposti ideologici che ci spingono tuttora ad accettare un'idea di libertà molto limitata e strana. Dipingendo i nostri leader come vittime quasi inconsapevoli di questa visione limitata, il regista pone un dubbio molto più inquietante rispetto alla solita propaganda di parte, ovvero che è solo grazie al nostro consenso che questo mondo mattoide si è realizzato, e non c'è niente di intrinsecamente sbagliato nell'essere umano.

Come nei precedenti "The century of the Self" (2002) e "The power of nightmares" (2004), Curtis indaga sulle ideologie che sono alla base del funzionamento della nostra società, con uno stile ironico e avvincente, per alcuni aspetti simile a quello di Michael Moore. Al di là del gusto di irridere il potere con ironia e sarcasmo, i due si differenziano in modo netto per l'uso del materiale di repertorio, che nel caso di Curtis occupa molto più spazio rispetto all'indagine sul campo del tipico reportage.


Il regista britannico infatti fa un uso massiccio di filmati provenienti dagli archivi della BBC, che abita per mesi come un inviato dall'interno del ventre molle dei media tradizionali. Lo scopo dell'operazione è evidenziare collegamenti fra eventi storici, idee e personaggi che spesso sono entrati nella nostra vita quotidiana in modo sotterraneo e silenzioso. Anche se le immagini di repertorio sono la caratteristica distintiva del suo modo di lavorare, il risultato non è mai retorico né prevedibile. Anche quando vediamo una sequenza di un vecchio film di Hollywood, la citazione non è gratuita, ma contestuale e coerente. Questa leggerezza e sapienza di montaggio, ne fanno uno degli autori più interessanti dell'ultimo decennio, proprio per la sua capacità di collegare elementi apparentemente distanti e ottenere un mix decisamente superiore alla somma delle parti.


Le interviste condotte dallo stesso regista, unite a questo mix sapientemente dosato e all'onnipresente voce narrante (sempre di Curtis), costruiscono un racconto così ben orchestrato da far pensare a una manipolazione più o meno evidente dei fatti. Il vero fatto però è che le vicende raccontate dall'autore, non sono solo verosimili, ma anche ampiamente documentate. Anche le domande poste agli intervistati, nonché il successivo montaggio delle risposte, non hanno ricevuto contestazioni semplicemente perché esprimono le idee di fondo (spesso sorprendenti e inquietanti) di consulenti, scienziati, intellettuali e politici che hanno contribuito in modo determinante a plasmare il XX secolo e la nostra società.

L'esempio più illuminante del metodo seguito da Curtis è l'intervista a John Nash, il matematico premio Nobel, che riconosce in prima persona gli aspetti problematici della propria teoria, ampiamente sottaciuti dal film "A Beautiful Mind" dedicato alla sua vita. Anche in casi lampanti come questo, Curtis non indugia sulla polemica, ma punta con coerenza sui veri problemi legati alla Teoria dei Giochi e prosegue nello snocciolare fatti e idee che sono derivate da alcuni assunti erronei apparentemente secondari, che hanno modificato il nostro modo di pensare a noi stessi durante gli anni bui della Guerra Fredda.


Il vero John Nash non assomiglia a Russel Crowe!

L'originalità dello sguardo, l'ironia e la positiva conclusione di "The Trap" sono un antidoto indispensabile per chi continua a guardare la televisione italiana e pensa che l'essere umano sia intrinsecamente condannato a fottere il resto del mondo o a farsi fottere.

Come per i precedenti documentari dello stesso regista, The Trap utilizza musiche di film e canzoni famose per sottolineare l'effetto comico, uno stile che è comune anche a molti dei mix video che spopolano su YouTube, ma che crea non pochi problemi di licenza per la pubblicazione ufficiale su DVD. L'unico modo per far circolare questo documentario per ora è quindi sfruttare la zona grigia fortunatamente ancora abbastanza libera dalla mannaia delle major, o fare in modo che la televisione italiana lo trasmetta. Visto che la seconda ipotesi non è realizzabile. almeno non sul nostro pianeta, ci restano Google Video e Torrent (v. la pagina dedicata su SubDocu Project).


Questa pazza pazza libertà.

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